giovedì 15 marzo 2018

1. Riflessioni sulla concezione mitica del Tempo, del Destino e della Morte presso la mitologia induista, con analisi filologica della terminologia tecnica equivalente nel mondo indoeuropeo



 


     La concezione del mutamento ciclico del tempo, che è data di ritrovare presso civiltà arcaiche quali quella indiana o cinese – ma essa non è estranea, a ben guardare, neppure alle antiche civiltà mediterranee o vicino orientali e nemmeno, persino, a civiltà storicamente isolate come quella dell’America Centrale; il che, fra l’altro, ne prova l’alta antichità – ci presenta un modello temporale il quale si ripete in maniera stabile, riproducendosi ad intervalli regolari e secondo forme permanenti (1).
     Differentemente la concezione lineare del tempo, che è propria della civiltà moderna (2), postula un progresso indefinito e quindi mutamenti evolutivi; mutamenti chela filosofia positivistica ottocentesca e quella neo-positivista novecentesca hanno interpretato come essenzialmente ‘positivi’, tanto che i termini ‘progresso’ ed ‘evoluzione’ hanno ricevuto nel mondo contemporaneo un’evidente forzatura di significato, divenendo sinonimi do ‘perfezionamento’.  Invece nell’accezione originaria essi significavano, semplicemente, l’uno ‘avanzamento, incremento’ e l’altro ‘sviluppo, svolgimento’.
     Cfr. in tal senso nel Diz. Calonghi (3) la voce pro-gredior, che ha sí il significato di ‘perfezionarsi’, ma solo con valore etico o cognitivo, giammai con valore temporale; inoltre si veda l’altra voce e-volvo, avente il significato di ‘scorrere, svilupparsi, svolgere’ (ciò che è arrotolato), con evidente allusione alla conocchia (colus) delle Parche, le quali dicevasi presiedessero al Destino umano sfilando il filo che ne determinava lo svolgimento.  Nella seconda voce il riferimento temporale è, viceversa, evidente; ma, in questo caso non si sottintende tanto un concetto di perfezionamento in senso lineare, quanto piuttosto di svolgimento ciclico, il succitato filo essendo notoriamente un’immagine dello Zodiaco ed, in un'accezione piú generica, del Divenire in senso lato.


     Nella lingua sanscrita quest’idea di sviluppo determinato dagli astri è espressa chiaramente dal termine kāl-a (‘tempo’), che riteniamo abbia un preciso equivalente nel gr. ký-kl-os (‘ciclo’).  È questo probabilmente il significato originario anche del sanscrito, con speciale riferimento al ciclo temporale, donde il senso traslato successivamente acquisito di tempo.  Dalla stessa √kl, con aspirazione gutturale della k- in kh- e variazione tematica della -l- in -r- oltreché aggiunta del suff. -n-, deriva pure in greco la parola chrón-os (ma foneticamente da trascrivere khrón-os), che serve a designare appunto il tempo.  Da notare che in ký-kl-os (‘ciclo’), al pari che in bí-bl-os (‘libro’), vi è un raddoppiamento vocalizzato della prima consonante tematica; cioè, rispettivamente, della gutt. k- e della lab. b-.  Anche per bí-bl-os si ha tuttavia una forma arcaica di origine egizia in by-bl-os, la quale indicava primieramente la corteccia di papiro, indi la carta per scrivere fabbricata con essa (4).  Di norma gli studiosi collegano ký-kl-os al scr. ca-kr-a (‘cerchio’), ma a nostro parere  quest’ultimo termine – come riconosce  lo Zimmer in un suo scritto (5) è etimologicamente piú affine al lat. ci-rc-us (‘cerchio’) ed al suo equivalente greco kí-rk-os, var. krí-k-os (6) Peraltro, a ragion veduta, è l’idea di cerchio che deriva da quella di ciclo; il passaggio è espresso foneticamente in greco da una metatesi consonantica della  √kl in √lk, a sua volta preceduta da una mutazione eufonica del pref. di raddopp. ky- in ki-.  Cfr. , sopra, la doppia forma býblos/bíblos, di cui la prima piú antica.  La sostituzione della apicale -r- alla dorsale -l- seguirebbe, dunque, a nostro parere codesta formula di sviluppo: a) ký-kl-os, b)*kí-kl-os, c)* kí-lk-os, d) kí-rk-os; la forma kr-ík-os si avrebbe, invece, mediante metatesi vocalica fra la -i- del prefisso e la -r- radicale.   Il corrispettivo passaggio in latino da cyclus a circus è il medesimo, giacché le due voci erano lette in precedenza gutturalmente.  Ma forse non si tratta che di una trascrizione dal greco.  Per quanto riguarda il corrispondente termine sanscrito cakra la questione è maggiormente complessa.  Infatti, se nella forma esteriore il vocabolo sembra in effetti apparentato a kýklos-cyclus, viceversa il significato è quello stesso di kírkos-circus.  Allora si potrebbe supporre che il passaggio su iptizzto in 4 fasi sia avvenuto in tal caso solamente in 3 (saltando c), ossia: a) kāl-a, b)*ca-kl-a (per raddoppiamento della prima consonante del tema, con significao iterativo, e conseguente palatalizzazione eufonica della stessa seguita da immediata contrazione della radice), c) ca-kr-a.  Aggiungiamo ancora che il significato di ‘ruota’ al termine è conferito in senso traslato, poiché la Ruota per eccellenza è quella della Zodiaco (lat. Circus Zodiacus, scr. Rāśi-cakra)(7).


     Il scr. Kāla, comunque, non denota solamente l’idea di tempo in senso stretto, bensí anche di destino in quanto decreto dei Deva (scr. Dia, Diṭi, dal vr. diś = ‘asssegnare’) ovvero di provvidenza come disegno attuato dall’Assoluto (scr. Vidhi, da vr. vidhā = ‘disporre’) ed inoltre di divenire in campo filosofico.  È significativo, d’altronde, che i vocaboli Dii e Vidhi siano da intendere, secondariamente, nel senso di tempo.  Ma è chiaro che in quel caso non si tratta piú del tempo ordinario, bensí del tempo cosmico e metafisico.  Che una tal concezione non fosse esclusiva prerogativa del mondo indiano e fosse anzi  diffusa presso tutto il mondo indoeuropeo lo dimostra, senza ombra di dubbio, l’etimo dei termini sanscriti citati.  Ad es. la voce Dii (‘Destino’) non ha in apparenza alcun termine equivalente diretto in latino, pur avendolo nelle lingue romanze.  Il verbo diś (zend dis) può essere riportato da un lato al lat. dīco (‘assegnare, fissare, decretare, determinare, prestabilire’) ed al gr. dek-nú-ō/ deík-nu-mi (con significato lievemente mutato); dall’atro al lat. dēs-t-in-o (‘fissare, destinare’), ma in un’accezione maggiormente ristretta  (8)

     Un equivalente concettuale (parziale) della Dii è comunque, sempre in ambito greco-romano, il Fat-um (gr. Fat-ón) e la comparazione è giustificatissima se è ero che esso figura come ciò che è stato predetto, lett. ‘pronunciato’ (lat. for,* fāris, gr. fē-mí = ‘dire’) dalla Divina Provvidenza in quanto Verbum (Lógos) Aeternum (9).  Infatti pure diś e dīco – la differenza tematica è dovuta alla variante satm-kentum – significano ‘dire’, secondariamente.  Del resto è probabile che il tema *diś/ dik/ deik sia collegato all’altro *div/ deiv/ daiv, dal momento che un’altra denominazione sanscrita del Destino è Daiva (cfr. col s.f. div = ‘luce, cielo).  Per i Greci, piú propriamente, la denominazione corrispondente era quella di Moîr-a o Mór-os/ Mér-os ('porzione, parte assegnata, sorte'), definizione già orentata eticamente rispetto a quella di Fato, secondo quanto mostra la comparazione del tema *mor/ mer/ moir/ meir (donde il vr. meir-o-mai = 'ottenere in sorte') col lat. mer-eo ('ottenere, meritare').






Note

(1)     In verità occorre dire che, da un punto di vista naturalistico, non è propriamente cosí; siccome il ruotare del tempo, ovverosia il movimento delle Sfere celesti – da cui tradizionalmente esso è fatto dipendere – è piú correttamente concepibile secondo un modello spiralico che in base ad un’idea ciclica.  È a codesto modello del resto che s’ispira il modello iconografico universalmente diffuso della Spirale (in genere con 2, 3. 4. 5 o 10 bracci), in un secondo tempo scaduto a semplice motivo decorativo.  Tale tema non è molto comune nel Medio e nel Vicino Oriente.  Lo si nota invece piú frequentemente in Cina.  Cfr. W. Willets, Origini dell’arte cinese- Silvana, Milano 1965, passim; ed.or. Chinese Art- Penguin B., Londra 1958.  Oppure nel Mediterraneo.  Cfr. F. Matz, Creta, Micene, Troia- Primato, Roma 1958, passim; ed.or. Kreta, Mikene, Troia- G. Killper, Stoccarda ?  E in America.  Cfr. T. Wilson, The Swastika. The Earliest Known Symbol, and Its Migration of Certain Industries in Prehistoric Times- Oriental P., Delhi1973, Cap.III sgg, pp. 143-63.  Luogo, quest’ultimo, ove le volute della Spirale tendono talora a formare una sorta di Svastika, col prolungamento dei bracci conferente alla composizione una notevole forza dinamica.  Vedi anche Plat., Tīm.- xi. 39/ a.   
(2)     G. Acerbi, Il Cristianesimo e la concezione lineare del tempo- Alle pendici del Monte Meru (16-03-18).
(3)     F.Calonghi, Dizionario latino-italiano- Rosemberg & Sellier, Torino 1950, s.v. progredior, p.2199.

(4)     Cfr. G. Gemoll, Vocabolario greco-italiano- R. Sandron, Palermo 1922, s.v. βίβλος, p.166/ col.2.
(5)     H. Zimmer, Philosophies of India- Princeton/ Bollingen, N.Jersey 1951.

(6)     Il Monier-Williams (M. Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary… [n.ed. riv. ed ampl. da E. Leumann, C. Cappellier et al. ] - Munshiram M., N.Delhi 1981, s.v. cakra, p.380, col.3; ed,or. Clarendon, Oxford 1899) collega giustamente cakra al lat. circus; ma cita quale parallelo greco kýklos invece di kírkos.  Volendo però fare una precisazione, vi è da aggiungere che il scr. kāla non è l’esatto equivalente del gr. kýklos, come supposto provvisoriamente, poiché nel termine indiano non compare ancora il prefisso di raddoppiamento della prima consonante, con significato iterativo.  Vedi in tal senso il pf.scr. ca-kāl-a/ ca-kār-a (da kal/k = ‘creare, fare’). ovvero ca-cāl-a/ ca-cār-a (da cal/ car = ‘muoversi’); cfr. col lat. cu-cur-r-i, ove l’allungamento vocalico intermedio avviene per posizione (da curro = ‘correre, girare’ dei corpi celesti, donde anche cur-r-i-cul-um = ‘corso, moto’ degli astri), voce che presenta un curioso raddoppiamento della √kr colla propria var. √kl.  È da rilevare , pertanto, che il significato originario di kāla variasse rispetto a quello attuale; e che il senso vero doveva essere quello cdel lat. càel-um (pers. Càel-us), voce arc. per coelum (‘cielo’).

(7)     Osserviamo che in latino si adopera maggiormente, in relazione ai Segni Zodiacali, il diminuitivo circulus.  Benché la logica formale parrebbe portarci in apparenza a considerare la prima serie di termini (kāla, kýclos, cyclus) come derivati dalla seconda serie (cakra, kírkos, circus), è assai probabile viceversa che, a parte le considerazioni linguistiche alle quali s’è accennato, sia l’idea astratta di cerchio a provenire dall’osservazione celeste dei cicli degli astri, determinanti il volgere del tempo.  Sta di fatto che la seconda serie di voci, colla sola eccezione di quello sanscrito, può esssere usata anche in senso astronomico (= orbita).  Ma che un arcaico significato astronomico sia intrinseco pure al termine sanscrito è deducibile dal fatto che il cakra in India è un importante emblema di Viu, figura solare per eccellenza.  Anzi, talora il dio lo incarna nella mūrti chiamata Sudarśana-cakra.


(8)     Per la prima equivalenza vedi il Mon., op.cit., s.v. diś, .479/ col.3.  La seconda è una nostra congettura.


(9)     Aggiungasi che anche i vocaboli for-s, *for-t-is (sor-s, sor-t-is) e for-t-ūn-a (con aggiunta di suff. ūn- conferente positività si richiamano a quanto estresso dal vr. for, *fāris.  Allo stesso tema, con modificazione della fricativa sorda labiodentale f nell’occlusiva sorda bilabiale p, si può riconnettere pure pars (‘parte’ assegnata), sostantivo in origine equivalente al gr. méros; benché il senso primario sia successivamente scomparso in latino.  Dal canto proprio la voce ver-b-um (‘parola’), got. waur-d, a.ingl. wor-d, a.at. wor-t, mostra una significativa e non casuale assonanza col verbo ver-t-o/ vor-t-o (‘volgere, girare’). 

(10)    Hes., Theog.- 217.  Al vs.211 l poeta nomina “l’odioso Moro”, il quale a nostro giudizio non è che il Fato medesimo (Moira) unitamente alla “nera Ker”, ossia la dea della morte (kr = ‘morte, destino infausto’), su cui il Graves (R.Graves, I miti greci- Longanesi, Milano 1979, §§ 3.3, p.26; 82.6, p.254; 86.2, p.262; 95.5, p.297) fornisce importanti delucidazioni.  Esiodo si ripete piú oltre al vs.217, ove citando le Moîrai associa costoro alle Kêrai, quasi si trattasse di divinità consimili.
(11)     L’appellativo di ‘Filatrice’ a Cloto proviene dal vr. cl-th-ō (‘filare’), quello di ‘Sorteggiatrice’ a Lachesi da lagch-án-ō (‘dare in sorte’), donde lách-os (‘sorte’), ed infine quello di ‘Immutabile’ od ‘Inalterabile’ di Atropo dal vr. trep-ō (‘volgere, mutare’) – lat. torqueo – preceduto da a- privativo.
 

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